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Benedetta Spagnuolo


"L’intimismo primitivo"

 
 
Giosi Costan, artista romana, ha sempre avuto da piccola una propensione per l’arte e per la creatività. Formandosi artisticamente con uno scultore, ha avuto una scuola dai “tratti forti” e decisi, cosi da evincerli attraverso le sue pitture dalle potenti forme.
I colori usati sono sempre “sporchi”, mai nitidi, lavorati e mischiati in maniera precisa e meticolosa, le numerose sovrapposizioni di colori sulla tela fanno apparire i soggetti sommersi in un’infinità di ombre tinteggiate. Il tratto “macchiato” molto personale, è riconoscibile tra tanti,  e l’artista lo usa sempre in maniera diversa a seconda del soggetto da dipingere, che sia un paesaggio che sia un corpo umano.
 
Definirei l’Arte di Giosi “Un intimismo primitivo di colori impuri”.
I suoi lavori quasi tutti oli su tela, hanno una componente intimista, di chi cerca di esprimere i moti dell’animo, dei sentimenti e delle emozioni, attraverso la rappresentazione di un quotidiano molto “personale”, dove gli osservatori vedono tutto attraverso una piccola fessura, quasi stessero spiando il soggetto. 
Questo intimismo viene messo a fuoco dalla costante raffigurazione femminile, soprattutto  nella serie intitolata “Emozioni di donna”. Qui la figura femminile viene vista in diversi momenti, in diverse sfaccettature della vita privata: di chi si prepara dietro le quinte prima si salire in scena, di chi vive speranzosa in una costante attesa, di qualcosa o qualcuno che non arriverà mai, di chi vive la maternità in modo primitivo e spensierato e al contempo quasi con tristezza per non potersi godere a pieno il figlio che ha portato in grembo, di chi apprezza la vita in tutte le sue piccole sfumature, di chi cerca di godersela ma trova solo cenere.
 
L’artista riesce a dipingere stati d’animo attraverso pose quasi fotografiche, e lo fa sempre in maniera spontanea e sensuale. La sensualità delle sue donne non è data dalle forme svestite, essa è data dal pudore e dall’innocenza attraverso lo sguardo che le rappresenta.
Sguardi abbassati, sguardi distratti, sguardi pensierosi, sguardi di chi assapora la sua intima percezione di essere donna, di chi se ne compiace e mai di chi se ne vergogna.
Regine primitive di un mondo sospeso, da governare intimamente con i pensieri, poetesse del cielo che contano le stelle per poter esprimere i desideri, maestre che insegnano a gustare la propria esistenza senza lasciarsela scappare, sorelle della luna per poter continuare a brillare.
L’arte di Giosi si fa amare per le sue miriadi espressioni, si fa desiderare come un corpo erotico, asseconda l’osservatore ma senza farsi domare. La sua arte si tinge dei colori dell’anima e mescola ad essa un’impulsività così forte da rendersi ultraterrena.
 
 
Critica di Benedetta Spagnuolo

 
 
 

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